San Rocco a Torrepaduli, la prima vera notte bianca.

 

Torrepaduli, 15 agosto; ore 21: sta per iniziare la notte bianca più antica d’Italia.

La notte è ancora giovane, certo. Ma quando avrà spento l’ultima stella del mattino, smorzandola con il soffio di sbadigli avidi di riposo, il vasto piazzale del Santuario continuerà a faticare per poter contenere la straripante folla che alle ore 21 del 15 agosto di ogni anno si da appuntamento per accogliere in religioso delirio la statua di San Rocco, pronta per la processione.

Ore 23: i fuochi pirotecnici. Il cielo del basso Salento è squassato dai fragori e decorato dalle fantasie del dio Efesto. Per un’ora i bagliori della polvere da sparo si sovrappongono alla polvere di stelle cadenti in gran numero nelle notti d’agosto.

Ore 24: finalmente la notte concede i suoi favori per condire di godiemento e di estasi le ridde di danzatori e delle danzatrici che, come sibille invasate da un dio, battono i ritmi della passione e della frenesia.

Ore notturne: la cappella di San Rocco rimane aperta. Mentre i tambuerelli fanno vibrare l’afa notturna, un’interminabile fila di giovani scorre rumorosa e senza apparente pietà davanti alla statua di San Rocco. Ai seminaristi latino – americani, di turno nella cappella, chiedono: chi è quel Santo? Perchè ha il cane? Perchè quella ferita?

Ore 5: Il Santuario è gremito di fedeli, in maggioranza giovani. Inizia la prima messa. Durante la mattina, fino alle 11, se ne celebrerà una ogni tre quarti d’ora. Ma la prima è la più suggestiva. L’assemblea, infatti, fatta di giovani che hanno danzato tutta la notte, alterna i gesti di una pietà rituale e convenzionale a fenomeni di patos bacchico ed euforico. Anche il celebrante sorride e comprende.

Prime luci dell’alba: Il piazzale del Santuario depone flaccidamente la veste dell’euforia. Un’altra folla immensa, quella dei pellegrini, giunge per missioni di supplica, di pietà e di purificazione.

Ma anche la trascorsa notte ha dato alla psiche, con il cerimoniale di danze e di pizziche, la possibilità di ritrovare il punto di sutura dell’anima e del corpo. E’ questo in fondo il beneficio guaritore della gioia: “Signore, hai mutato il mio lamento in danza” (profeta Isaia).

 

Sac. Rocco Zocco rettore pro tempore Santuario San Rocco (agosto 2008)